La morte di una persona cara è una delle esperienze più traumatiche e intense che si possano sperimentare durante la vita.

Il lutto obbliga ad affrontare emozioni estremamente dolorose, a sperimentare il vuoto reale e affettivo, cambia radicalmente la nostra vita.
Nella società di oggi sembra non ci sia il tempo per l’elaborazione del lutto.
Le persone ritengono che il dolore vada superato e velocemente, privandosi così del tempo necessario per ri-organizzare la propria vita su un nuovo equilibrio emotivo.

Il dolore fa paura e viene quindi occultato. Per questo, troppo spesso, le persone sofferenti vengono lasciate sole.
Per elaborazione del lutto si intende il processo emotivo di rielaborazione del legame affettivo perduto.

Le fasi di elaborazione del lutto sono tre
La prima fase è caratterizzata da shock, angoscia, dolore fisico. Per attutire la fase acuta iniziale del dolore, vengono istintivamente messi in atto meccanismi di difesa come la negazione della realtà e il rifiuto dell’assenza.
La persona è come paralizzata, piange facilmente, soffre spesso di disturbi del sonno, scarso appetito, problemi di concentrazione, astenia o iperattività.

La seconda fase è di rabbia
È lo stadio più lungo e delicato perché si comincia ad avvertire la persistenza della perdita e si rimugina continuamente sull’evento.

La sofferenza si manifesta con apatia, tristezza, isolamento sociale, mancanza di progettualità, crisi di pianto, disturbi del sonno e dell’alimentazione.
Spesso, si instaura un senso di colpa, determinato dalla sensazione di liberazione dalla sofferenza quotidiana (nel caso di malattia) o dal fatto di essere ancora vivi mentre la persona cara non c’è più.
Le persone provano rabbia nei confronti di chi ritengono poco sensibile o attento verso la loro sofferenza , ma anche nei confronti della persona defunta, dalla quale si sentono traditi e abbandonati.

La terza fase è di riorganizzazione
Gradualmente, si riacquista una condizione di normalità.
Si attenua lo stato di cupezza e di dolore fisico, con un recupero delle relazioni sociali, e dell’interesse per le attività quotidiane.
Svanisce la speranza di ripristinare la situazione precedente, di recuperare la persona defunta. Si sperimenta l’assenza.

Sottrarsi al dolore rallenta il superamento del lutto
Il processo di elaborazione del lutto è soggettivo e il tempo necessario è legato alle caratteristiche personali e all’intensità del legame affettivo.
Generalmente la fase acuta dura dai 6 ai 12 mesi.
In caso di perdite di figure primarie (figli o genitori) i tempi possono essere più lunghi, fino ai 24 mesi.

Cosa fare concretamente per aiutarci
Dobbiamo compiere un atto di coraggio ed ammettere la nostra sofferenza.
L’obiettivo che dobbiamo prefiggerci è quello di riappacificarci con la perdita.
Troppo spesso, per difesa, mettiamo in atto meccanismi di rimozione del dolore che ritardano il processo di elaborazione del lutto, e sono profondamente dannosi per la nostra salute mentale e fisica.
Il dolore fa paura e quindi, per paura di misurarci con lui, lo nascondiamo anche a noi stessi.
Questo atteggiamento, però, genera altri malesseri che non riusciamo a spiegarci: scoppi di ira, intolleranza, stati d’animo altalenanti dal riso al pianto, dalla gioia alla prostrazione.
Sperimentare la perdita vuol dire abbandonare una parte di noi stessi, vivere stati emotivi sconosciuti, ed è proprio durante questo passaggio di profondo cambiamento, che un supporto individuale o di gruppo potrebbe essere di grande aiuto.

Il supporto individuale consiste in una serie di colloqui, guidati da un professionista specificamente formato, che si avvale di varie metodologie incentrate sull’ascolto attivo e mutuate da diversi orientamenti teorici e dalla sua esperienza professionale.
In alternativa, frequentare un gruppo di sostegno, formato da persone che hanno vissuto la stessa triste esperienza, rappresenta il primo passo per un miglioramento.

Riconoscere il proprio dolore negli altri ci fa sentire meno soli.
In uno spazio protetto, dedicato all’ascolto rispettoso, libero da giudizi e pregiudizi, ciascun partecipante può esprimere e condividere emozioni, guidato e assistito dal Counsellor.